Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata a far parte della nostra quotidianità. La utilizziamo per cercare informazioni, organizzare un viaggio, scrivere un testo e persino ricevere consigli di stile.
Oggi è sufficiente caricare una fotografia per ottenere un’analisi della propria stagione armocromatica, della body shape o della facial shape in pochi secondi.
Una possibilità che, fino a qualche anno fa, sembrava impensabile.
È quindi naturale chiedersi: l’intelligenza artificiale può sostituire una consulente d’immagine?
La mia risposta è semplice: l’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario e può essere un valido supporto. Ma il lavoro di una consulente d’immagine va ben oltre l’analisi di una fotografia. Perché dietro ogni immagine c’è una persona, con la sua storia, le sue emozioni e il suo modo di percepirsi.
Cosa può fare l’intelligenza artificiale
Sarebbe sbagliato negare le potenzialità dell’intelligenza artificiale.
Se utilizzata correttamente, può analizzare una fotografia, individuare alcune caratteristiche del viso, formulare un’ipotesi sulla stagione armocromatica, suggerire una body shape o proporre idee di outfit.
Può essere un valido punto di partenza, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al mondo della consulenza d’immagine.
Ma una consulenza non si limita a raccogliere dati o confrontare immagini.
Perché dietro ogni fotografia c’è una persona.
Una fotografia racconta molto, ma non racconta tutto
L’intelligenza artificiale osserva una fotografia.
Una consulente d’immagine osserva una persona.
Durante un’analisi dal vivo non guardo solamente i colori della pelle o le proporzioni del viso e del corpo. Osservo come una persona reagisce a ciò che vede nello specchio.
Ci sono clienti che, indossando un determinato colore, si illuminano senza nemmeno rendersene conto.
Altre che sorridono spontaneamente quando trovano finalmente una montatura di occhiali in cui si riconoscono.
A volte basta un capo d’abbigliamento perché cambi il modo di guardarsi, di muoversi o persino di stare in piedi.
Sono piccoli dettagli, quasi impercettibili.
Ma raccontano molto più di quanto possa fare una fotografia.
Vedere è diverso dal sapere
Questo è uno degli aspetti che amo di più del mio lavoro.
Molte persone arrivano alla consulenza di armocromia convinte di non poter indossare determinati colori.
“Il giallo non mi dona.”
“Quel verde non lo metterei mai.”
“I colori accesi non fanno per me.”
Poi iniziamo l’analisi. Appoggio un drappo vicino al viso e, quasi sempre, arriva quel momento. La cliente si guarda allo specchio e mi dice:
“Non avrei mai pensato che questo colore mi stesse così bene!”
Lo stesso succede quando mostro come utilizzare i colori della propria palette e come abbinarli tra loro. Spesso mi sento dire:
“Se qualcuno mi avesse detto che questi colori stavano bene insieme, non gli avrei mai creduto. Invece, vedendoli insieme e su di me… mi piacciono tantissimo!”
Ed è proprio qui che sta la differenza. L’intelligenza artificiale può suggerire un colore o un abbinamento. Una consulente d’immagine accompagna una persona nel momento in cui lo vede con i propri occhi e scopre qualcosa di sé che non immaginava.
Una consulenza è anche ascolto
Ogni persona arriva con una storia diversa.
C’è chi vuole ritrovare sicurezza dopo un cambiamento importante, chi desidera sentirsi più professionale sul lavoro, chi semplicemente vuole imparare a valorizzarsi senza stravolgersi.
Per questo motivo una consulente d’immagine non si limita ad analizzare una fotografia o ad applicare delle regole.
Ascolta. Fa domande. Osserva. Comprende le esigenze, i gusti e gli obiettivi della persona che ha davanti. Perché l’immagine non riguarda soltanto ciò che si vede. Riguarda anche il modo in cui una persona desidera raccontarsi.
Un algoritmo può suggerire un colore che valorizza l’incarnato. Ma non può sapere se quel colore ti fa sentire davvero a tuo agio.
Può proporti un modello di occhiali. Ma non può cogliere l’emozione che provi quando, guardandoti allo specchio, pensi finalmente: “Sì, questa sono io.”
L’immagine non riguarda solo l’estetica
Spesso si pensa che la consulenza d’immagine abbia come unico obiettivo quello di migliorare l’aspetto estetico.
In realtà il suo valore va ben oltre.
Valorizzare la propria immagine significa sentirsi rappresentati da ciò che si indossa, scegliere con maggiore consapevolezza e acquisire sicurezza nelle proprie scelte.
Non si tratta di inseguire uno standard di bellezza, ma di trovare un equilibrio tra ciò che ci valorizza e ciò che ci fa stare bene.
Ed è proprio questo l’aspetto che nessuna tecnologia può misurare.
Quindi l’intelligenza artificiale è utile?
Assolutamente sì. Credo che l’intelligenza artificiale sia uno strumento straordinario e che possa offrire idee, spunti e informazioni utili. Può aiutare a orientarsi, soddisfare una curiosità o fornire un primo punto di vista. Ma una consulente d’immagine ti accompagna in un’esperienza fatta di osservazione, ascolto, confronto ed emozioni.
E questo, almeno per ora, nessuna intelligenza artificiale può sostituirlo.
Conclusione
L’intelligenza artificiale può aiutarci a comprendere alcuni aspetti della nostra immagine, ma non può vedere ciò che rende ogni persona davvero unica.
Non può cogliere un sorriso che nasce spontaneamente davanti allo specchio, una microespressione di sorpresa, l’entusiasmo nel sentirsi finalmente rappresentati da un colore o da un capo d’abbigliamento.
Per me, la consulenza d’immagine non significa semplicemente individuare la palette giusta o la body shape corretta. Significa accompagnare una persona in un percorso di scoperta, ascoltarla, comprenderla e aiutarla a vedersi con occhi nuovi. Perché tra ricevere una risposta e vivere un’esperienza c’è una differenza che nessun algoritmo può misurare.


Concordo pienamente con il tuo pensiero.. tutto quello che c’è dietro è molto di più di un semplice accostamento o colore..